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Notícies :: fòrum 2004
Manuel Delgado (antropologo) sul Fòrum Barcellona 2004 [it]
17 mai 2004
Intervento dell'antropologo Manuel Delgado alla conferenza del 21 gennaio 2004 sul Forum delle Culture, Barcellona maggio-ottobre 2004.
Un testo fondamentale e di facile lettura.

L'originale in catalano si trova a http://barcelona.indymedia.org/newswire/display/73646/index.php
Chiaro, ossia, qualunque critica che si possa fare al Forum, da qualunque punto di vista, prendendo in esame qualunque degli aspetti dell'evento, è così giusta e ovvia, che diventa quasi noioso dover decidere da che parte cominciare. Perché nell'insieme è così scandaloso, e tutti gli elementi che lo compongono sono così dichiaratamente offensivi, che ti puoi attaccare a qualunque delle loro dichiarazioni pubbliche, delle loro pagine web, e non finiresti mai, perché - veramente - c'è così poco da salvare.
Dal punto di vista degli antropologi, la critica potrebbe essere - la più pertinente, in relazione a chi la formula - dovrebbe riguardare la maniera in cui il "Forum delle Culture" porta alle conseguenze più drammatiche ed estreme la trivializzazione dell'idea di cultura, che in mano dei suoi organizzatori finisce per essere ridotta a una specie di pagliacciata, una specie di parodia, di caricatura, che recitano con cura per noi, e che effettivamente ha molto a che vedere con uno dei discorsi, uno degli assi fondamentali dei nuovi discorsi fascisti che in questo caso lavorano intensamente in dibattiti che in fondo non significano niente, parole come "multiculturalismo", "intercultura", che nelle loro bocche suonano quasi oscene.

Gli antropologi, che si sono riuniti nel IX Congresso [Congresso delle Associazioni di Antropologia dello Stato Spagnolo, N.d.T.]nell'anno 2002, hanno fatto una dichiarazione pubblica molto chiara, che si può consultare in varie pagine web, nella quale spiegavano fondamentalmente quello che ci sembrava il colmo dei colmi, e fino a che punto tutto ciò poteva trasformarsi in una specie di distorsione assoluta e di usurpazione assoluta di nozioni che nelle loro mani finivano per essere poco meno che un... - per dire - mostro informe idiotizzante. Vi leggerò solo l'ultimo paragrafo della dichiarazione, in cui si faceva una critica severa e diretta dell'uso dell'idea di cultura:

"In questo contesto, caratterizzato da leggi e pratiche istituzionali che sistematizzano e generalizzano l'ingiustizia, la brutalità e lo sfruttamento nei confronti degli immigrati, ci inquieta che Barcellona, la città che accoglie il nostro Congresso, stia preparando un'esaltazione al massimo livello delle "culture" come tema politico e come spettacolo mediatico. La prospettiva di un grande evento come il Forum Universale delle Culture 2004 ci costringe a chiederci se esso potrà servire, come pretende, per fare un elogio della convivenza fertile tra diversi e della necessità e la possibilità di generare contesti ugualitari che permettano di superare le differenze senza negarle, e se saprà denunciare gli abusi e le diseguaglianze che si produrranno sotto i suoi stessi occhi. Il progetto ci sembra troppo carico di compromessi istituzionali e di interessi immobiliari e urbanistici per poterlo considerare altro che sottomesso a piani di promozione della città rivolti ai turisti e agli impresari, e a strategie di autolegittimazione politica rivolte alla stessa cittadinanza.
Per queste ragioni, gli antropologi e le antropologhe riuniti in questo IX Congresso a Barcellona, la prima settimana di settembre del 2002, vogliamo esprimere il nostro rifiuto all'uso delle differenze culturali come giustificazione di politiche migratorie discriminanti e contrarie ai diritti umani fondamentali; così come la nostra preoccupazione che il Forum 2004 finisca per essere uno spettacolo tanto magniloquente quanto vuoto, al servizio degli interessi politici ed economici dei suoi promotori".
[v. http://barcelona.indymedia.org/front.php3?article_id=27325, N.d.T.]

A questo punto, se me lo permettete, vorrei fare un intervento che - ripeto - non sono sicuro che possa essere all'altezza di questo evento [l'incontro pubblico del 21 gennaio all'Ateneu Barcelonés, N.d.T.], e delle persone che mi accompagnano, però allo stesso tempo credo che potrà essere appropriato. È un contributo, e una riflessione, che sono deliberatamente superficiali. Lo dico perché, evidentemente, una riflessione profonda è urgente, ed obbligatoria, sulla linea delle persone che hanno parlato prima di me; e che hanno riflettuto, seriamente, non solo su come tutto questo evento sia una copertura, un rivestimento, per un'operazione urbanistica; ma anche su fino a che punto dispieghi e esibisca i cardini fondamentali di quello che è realmente un nuovo tipo estremamente sottile, ed estetico, estetizzato, di fascismo. [Si riferisce soprattutto all'intervento di Santiago Lopez Petit, v. http://barcelona.indymedia.org/newswire/display/72300/index.php, N.d.T.].
Ma molto prima di questa riflessione profonda, qui ci sono delle questioni che ci permettono di pensare a partire da quello che ci viene spontaneo; e quando dico "superficiale" non lo dico nel senso di triviale o di banale, ma nel senso di relativo a cose che vengono spontanee.

Non so se mi permettete che vi racconti una cosa che mi è successa. Allora: io andavo... io tornavo dal medico, no? Direte, non sembra molto eloquente che una persona torni dal medico, un giorno del mese di agosto dell'anno 2001; ero con mia moglie, tornavo con la macchina, a un'ora che saranno state le 4 del pomeriggio, o giù di lì, per Gran Via. Veramente poche cose possono attirare l'attenzione un giorno come quello, di metà agosto, per una strada deserta. All'improvviso scopriamo, con sorpresa, che venti furgoni della polizia nazionale erano parcheggiati sul lato della Gran Via, poco dopo plaza Tetuan, tra Tetuan e Roger de Flor. Chiaro, era strano, perché davvero poche cose potevano giustificare una presenza così spettacolare di polizia, un giorno come quello a un'ora come quella. La questione è che, all'improvviso, ci siamo resi conto che questa presenza così esagerata di polizia, così eccessiva, poteva avere qualcosa a che vedere con il fatto che un buon numero di persone erano accampate lì vicino, le stesse persone che erano state sgomberate da plaza Catalunya, che durante quasi un anno erano stati accampati proprio lì a plaza Catalunya; e che quindi in un modo o nell'altro stavano rendendo evidente, e in modo molto sfacciato, molto chiaro, la situazione inaccettabile che stanno vivendo molte persone che non solo non hanno diritto ad avere una casa dignitosa, ma che non ricevono neanche il diritto di esistere fisicamente in pubblico.

E quindi siamo arrivati alla conclusione che le due cose erano legate. Siamo andati ad avvisare quelle persone, che sembrava che la presenza della polizia indicasse in modo chiaro che si stava per produrre, e che era imminente, uno sgombero sicuramente violento.
Così siamo andati a invitare le persone che erano accampate, alcune di loro, a venire a vedere che la cosa era seria; e abbiamo cominciato a chiamare gente su cui potessimo contare, per fare... chissà cosa, qualcosa che se non impedisse per lo meno ostacolasse un intervento che non poteva essere altro che brutale. Tra l'altro gli accampati ci dicevano che gli sembrava strano che la polizia volesse intervenire nel modo che sembrava chiaro che stava per prodursi, perché proprio in quel momento i rappresentanti degli immigrati che erano accampati nella piazza, duecento circa, stavano negoziando con la delegazione del governo, in presenza di rappresentanti tanto del Comune come della Regione [Ajuntament e Generalitat, N.d.T.]. In ogni modo era chiaro che qualcosa succedeva, che qualcosa stava per succedere; e che bisognava in un modo o nell'altro fare fronte a quella circostanza che chiaramente era a punto di verificarsi. Abbiamo cercato gente, effettivamente abbiamo trovato molta poca gente, immaginate, chi potevamo trovare a un'ora come quella un giorno come quello! Abbiamo raggruppato alcune persone abbastanza volenterose, io e mia moglie ovviamente siamo rimasti, abbiamo pensato che era la cosa più ragionevole, e insomma, nel giro di poco tempo... in realtà nel giro di un bel po' di tempo, addirittura avevamo pensato che se ne fossero andati, perché vedevamo che facevano dei movimenti strani.
Nel giro di un'ora, un'ora e mezzo, effettivamente li vediamo apparire. Non solo quelli che erano parcheggiati su Gran Via e che erano spariti di colpo; anche altri che erano parcheggiati - immagino - che so - intorno al parco della Ciutadella.

E sì, sì, al vederli arrivare, la messa in scena era - scusate - era fascista senza essere postmoderna; era - diciamo - tradizionalmente fascista. Ma questa non era la cosa più preoccupante. Di fatto c'era una cosa che già mi aveva incuriosito molto: che molti furgoni erano vuoti. Molti dei furgoni presenti. Insomma: ci circondarono, ci accerchiarono, fecero una specie di giro, molto volenteroso, chiaramente: gente con sandali e ciabatte, era assai poco convincente come forza di resistenza. Noi vedemmo che ci stavano girando intorno, che la cosa era seria, e ci preparammo ad aspettare quella che immaginavamo sarebbe stata una carica brutale. E invece no.
Non hanno caricato contro di noi. Anzi: ci hanno disprezzato profondamente, a noi che eravamo venuti ad appoggiare. Non era una carica. Era una caccia all'uomo. Una caccia all'uomo, ostia, io l'ho sentito perfettamente. Che non ne scappi nemmeno uno. Non si trattava di cacciarli, di espellerli dalla piazza: si trattava di catturarli.
Se qualcuno ricorda ciò che è avvenuto il 16 agosto dell'anno 2001 nella piazza André Malraux, ricorderà perfettamente che 160 persone sono state arrestate unicamente per essere presenti nello spazio pubblico. Non avevano commesso nessun delitto. Non erano colpevoli di nessuna mancanza. Non avevano offeso nessuno. Semplicemente esistevano, erano masse corporee presenti in uno spazio che, teoricamente, in quanto pubblico, si considerava accessibile a chiunque. Fu uno spettacolo allucinante. La polizia trascinava le persone letteralmente come se fossero animali appena catturati, tirandoli per i capelli, in una forma umiliante, bestiale - ancora di più: sordida. Poi continuarono per varie ore, per tutto il quartiere, proseguendo con la loro caccia. Al lazo, letteralmente. Tra l'altro catturando anche tre turisti che probabilmente avevano la pelle troppo scura. Ad ogni modo, questa cosa è successa.

In realtà - diciamo - la retata, la caccia all'uomo, degli accampati della piazza André Malraux, che erano stati gli accampati di plaza Catalunya, è un fatto concreto e specifico, che in ultima istanza vuol dire ciò che ognuno vuole che voglia dire; in questo caso, per noi, l'applicazione della Ley de Extranjería, da parte di tutte le amministrazioni - perché tutte le amministrazioni parteciparono nell'avventura, nella prodezza, nelle gesta, di cacciare al lazo o alla rete, letteralmente, 160 persone che non erano colpevoli di niente.
Tra l'altro con il contributo entusiasta della Guardia Urbana [polizia municipale al servizio del comune], che ha avuto, per così dire, la mancanza di grandezza di chiudere le entrate della metropolitana per impedire di scappare in metropolitana.
Non so se riesco a trasmettere la vergogna profonda che in qualunque persona lì presente, qualunque fosse la sua ideologia, avrebbe prodotto quella che fu un'autentica barbarie, una bestialità, uno scandalo. So che questo tipo di riferimenti possono essere, in un modo o nell'altro, insufficenti; perché di fronte alla sfida che ci pongono Bernat [Muniesa] e Santi [Lopez Petit] di fare una riflessione profonda, il fatto che io venga qui a raccontarvi una cosa che mi è successa, un'avventura più o meno significativa, diciamo, potrebbe essere deludente. Però io, invece, credo che ci sono diverse forme di opporsi al Forum. Puoi essere contro il Forum per ragioni profonde. E puoi essere contro il Forum perché ti fa incazzare ["perquè et toca la pera", in originale, N.d.T.].

Ossia, perché in un modo o nell'altro non capisci come sia possibile che delle amministrazioni pubbliche, Generalitat, Comune e Governo centrale, che sono capaci di fare questo, e cose peggiori, cose di cui non possiamo neanche farci un'idea - quello che succede dentro la Verneda [commissariato centrale di Barcellona dove si detengono gli immigrati prima dell'espulsione, N.d.T.] è una cosa di cui si parla e di cui parlano dossier di Amnesty International, per cui possiamo immaginarci come sia - diciamo, che delle amministrazioni che sono in grado di fare ciò, non hanno nessun tipo di legittimità, per montare questo Forum.

Chiaro, evidentemente, in confronto ai discorsi che mi hanno preceduto, potrà sembrare poco, o molto, però io credo che in ultima istanza è sufficiente. Diciamo che, se tra i patrocinatori di questa storia appare un personaggio come Julia García-Valdecasas [Ministra degli Interni, del partito di Aznar, estremamente repressiva, N.d.T.], è una burla, capite? è una burla. È una beffa, è un insulto. Ossia, non può essere, capite?
Quello che vi sto dicendo, fondamentalmente, è che ci sono diverse ragioni per le quali denunciare questo Forum. Cercando di essere complici, ci sono diverse maniere di essere complici con gli oppositori. Fare una riflessione profonda, denunciare l'evento, fare una critica radicale o tematica alle implicazioni del discorso. Ma anche dire ascolta, più in là del discorso, oltre, o forse prima del discorso, quello che c'è è quello che c'è.
Quello che c'è, ora, è che ci sono varie decine di migliaia di persone, immigrati, ma anche dissidenti politici, per i quali Barcellona non è una città libera. Per i quali uscire per strada è un problema. Che in questo contesto, e a pochi metri, in una specie di nirvana perfetto dove tutto è come dovrebbe essere, possano proclamare che si rispetti la pace e il multiculturalismo, è una specie di burla. Lo ripeto. Ci prendono per il culo. ["Se'n foten de nosaltres", in originale. N.d.T.]
Ossia: non hanno nessun diritto, né nessun tipo di legittimità, nel proclamarsi difensori di diritti che stanno schiacciando ogni giorno. Pertanto credo che, in ultima istanza, lo smascheramento che si deve produrre, non è solo al livello di dei discorsi, che sono effettivamente inaccettabili e che dovrebbero provocare vergogna, per quanto riescono ad essere stupidi, e per quanto sottile riesce ad essere la loro stessa capacità di smentirli. Ma anche perché quello che succede intorno a noi già di per sé è motivo di scandalo. Perché, per sentirci chiamati in causa, interpellati, offesi e insultati, dal Forum e da ciò che succede intorno a noi, insomma, non c'è bisogno di ragionare profondamente. Più di ogni altra cosa bisogna osservare quello che succede. Quello che sta succedendo.

Vedere quello che sta succedendo. Un Forum che è incapace di denunciare la guerra in Irak, non può proclamarsi difensore della pace. Ossia, il problema sta fondamentalmente qui. Che in ultima istanza sono sentimenti primari, come per esempio quello della vergogna pubblica, nei confronti di coloro che in qualche modo dovrebbero metterci davanti, situarci di fronte a questa storia.
Tutto qua. Voglio dire, che questo sia poco o sia molto, non lo so, però ve lo dico sul serio, io credo che ci offende, che ci molesta, che ci chiama in causa; che ci stanno insultando, un errore sufficiente per costringerci a chiederci se pensano che siamo idioti o che non abbiamo il senso della dignità né propria né altrui.
E queste ragioni, lo ripeto, non sono sofisticate, questa è la verità; cioè, l'avrei potuta fare più complicata. Avrei potuto mettere note a pié di pagina e bibliografia alla fine, ma no, no, davvero: è una vergogna perché è una vergogna. Perché quello che succede davanti ai nostri occhi è una vergogna. Non c'è neanche bisogno di analizzarlo; cioè: quando tu vedi una persona trascinata per i capelli, dài, su, analizzalo, fanne un'analisi. Fai un'analisi di come si umilia una persona. Come la si prende a calci in mezzo alla strada. Perché è povera, e perché, dicono, che non ha i documenti. Che tra l'altro, neanche potevano saperlo, perché non si sono preoccupati di chiederglielo. Insomma, ognuno si oppone al Forum per le sue ragioni. Io credo che questa già è sufficiente. E in una certa misura, non ho nessuna difficoltà a riconoscere che è una posizione in qualche misura personale.

Ossia, dopo aver visto ciò, dopo aver avuto il dubbio privilegio di vedere quello che ho visto, ve lo dico sul serio, contriburrò in qualunque cosa che mi dia l'opportunità di denunciarlo pubblicamente. Di denunciarlo perché è successo, perché io l'ho visto. Tra l'altro, perché l'ho visto a carico di istituzioni che ora hanno la pretesa di convincerci che difendono la pace, il multiculturalismo e la sostenibilità. Davvero, è una burla. Nient'altro.
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http://barcelona.indymedia.org/newswire/display/73646/index.php

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Comentaris

Re: Manuel Delgado (antropologo) sul Fòrum Barcellona 2004 [it]
17 mai 2004
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