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Notícies :: dones
Militari stupratori. Vernice rosa e scritte alla scuola di applicazioni militari di Torino
18 nov 2016
“I militari stuprano. L'Aquila non si dimentica. Tuccia stupratore, Valentini il suo difensore.”
“Se toccano una toccano tutte, la solidarietà è la nostra arma.”

Nella notte tra il 17 e il 18 giugno manifesti con queste scritte sono stati affissi sui muri delle Scuola di Applicazioni militari di corso Galileo Ferraris di Torino. Accanto è stata tracciata la scritta “militari stupratori”: una secchiata di vernice rosa ha coperto parte dell'insegna.

Un'azione di solidarietà con le donne sotto processo a L'Aquila, per aver espresso solidarietà attiva a Rosa, stuprata e quasi uccisa da Tuccia, militare dell'operazione strade sicure.
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“I militari stuprano. L'Aquila non si dimentica. Tuccia stupratore, Valentini il suo difensore.”
“Se toccano una toccano tutte, la solidarietà è la nostra arma.”

Nella notte tra il 17 e il 18 giugno manifesti con queste scritte sono stati affissi sui muri delle Scuola di Applicazioni militari di corso Galileo Ferraris di Torino. Accanto è stata tracciata la scritta “militari stupratori”: una secchiata di vernice rosa ha coperto parte dell'insegna.

Un'azione di solidarietà con le donne sotto processo a L'Aquila, per aver espresso solidarietà attiva a Rosa, stuprata e quasi uccisa da Tuccia, militare dell'operazione strade sicure.

Riportiamo di seguito stralci dal comunicato e appello per il presidio al processo che si è aperto questa mattina all'Aquila.

“Se toccano una, toccano tutte!
Due donne della rete di solidarietà femminista sono state denunciate dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si denunciava la condotta processuale del penalista, tutta tesa a insinuare che la vittima fosse consenziente e in cui si diceva che alla Casa internazionale delle donne di Roma, presso cui l'avvocato era stato invitato a un convegno, maschi del genere era
meglio non entrassero.
Lo stupro, il processo, le denunce sono avvenute a L’Aquila ed è per questo che vogliamo tornarci in tante il 18 novembre, con un presidio davanti al tribunale, per ripetere che se toccano una, toccano tutte!

È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli. È sabato sera e a L'Aquila fa molto freddo. Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l'operazione “strade
sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui dell'Aquila Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l'unico indagato e condannato per i fatti.
Quello che è avvenuto in seguito allo stupro di Pizzoli in termini di mancato soccorso alla donna, conduzione delle indagini, istruzione del processo, condotta del dibattimento processuale e racconto mediatico, ha svelato ancora una volta che a dominare nella
nostra società è una evidente cultura di complicità e legittimazione dello stupro, della violenza maschile sulle donne.
La solidarietà femminista ha fatto sì che l'esperienza di quell'osceno processo non passasse inosservata, attirando così ostilità nei nostri confronti.
Un'ostilità che si è fatta rabbiosa quando nel novembre del 2015 abbiamo impedito che proprio l'avvocato Antonio Valentini partecipasse a un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle
Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà e integrità delle donne.
In seguito alla campagna con cui abbiamo etichettato l'avvocato Valentini come “indesiderato”, due donne della rete femminista di solidarietà, sono state denunciate per diffamazione aggravata, perquisite, private delle proprie apparecchiature elettroniche di
uso quotidiano (cellulari, computer, tablet) per aver diffuso una mail che ribadiva l’atteggiamento provocatorio e sprezzante del difensore di Tuccia nei confronti di Rosa, dove si ricostruiva il clima morboso e pesante di un agghiacciante processo per stupro e
si attribuiva allo Stato stesso la responsabilità di quello stupro, per le politiche emergenziali e di militarizzazione del territorio aquilano in seguito al terremoto.
Torneremo quindi a L’Aquila il 18 Novembre con un presidio davanti al tribunale per ripetere in tante che se toccano una toccano tutte!”

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